CELESTE (Da qui a Hollywood la strada è breve) pag-18

Allora, ancora più di oggi, entrare in un set era entrare non solo dentro ad una fiaba incantata, ma era soprattutto entrare dentro al castello, nella sala degli ospiti , in qualità di invitati importanti al ricevimento regale. In quei tempi era proprio così.

Celeste aveva davanti a sé sia la fiaba che il castello ed anche l’invito.

Ai suoi giovanissimi occhi le parve di avere il mondo, lì davanti a sé.

Fuoco nel fuoco che altro non fece che alimentare ulteriormente una grande passione che già le bruciava dentro.

La notte degli Oscar, il palco e le luci contribuirono però a creare in Celeste un profondo dualismo, un solco interiore, spezzando in due sia il suo cuore che la sua

mente. In qualunque modo Celeste si trovasse sul palco, qui lei si sentiva più viva che mai. Diversamente, fuori dal palco, lei si sentiva stretta fra mille dubbi, mille angosce e mille voci che le gridavano dentro, tagliandola a metà e ferendola nei risvolti segreti della sua mente e del suo cuore.

In realtà questa doppia natura e questo marcato dualismo è spesso presente nell’anima degli artisti e corrisponde in pieno alla loro natura poliedrica e conflittuale.

Celeste poteva solo intuire questo, perchè era ancora troppo giovane per comprendere con coscienza queste complessità dell’essere. Lei si era trovata dentro questa strada che da sempre le apparteneva, quasi senza avere scelto o deciso di intraprenderla.

Questa strada era un’appartenenza reciproca, il cinema era dentro di lei e lei era dentro al cinema.

Era il loro un legame, un’unione indissolubile oltre i vincoli del tempo.

Lei aveva la recita nel sangue, sangue dello stesso sangue,

Celeste cresceva e frequentava regolarmente la scuola ed era anche una brava ragazzina che si impegnava con costanza e dedizione.

Il mondo fuori ignorava e non poteva sapere tutto quello che lei aveva dentro a se stessa e che solo lei sapeva e conosceva di avere.

Certi eventi traumatici nella vita di una persona possono lasciare segni indelebili, anche a livello inconscio. Infatti il forte trauma psichico subito dalla madre di Celeste proprio mentre la custodiva in grembo, era stato in qualche modo assorbito dalla stessa Celeste, sebbene la sua vita allora fosse ancora a livello fetale.

Infatti certi traumi psichici di rilevante spessore, possono scatenare patologie postume, quali ansia e depressione. Nel caso di Celeste, la scomparsa improvvisa e prematura del padre, proprio mentre sua madre era in attesa di lei, era stato un evento che non avrebbe potuto ignorare o dimenticare.

Per quanto riguarda i traumi psichici subiti dalla madre durante la gravidanza, l’aspetto principale non era il fatto che questo evento avesse potuto provocare al feto una qualche conseguenza più fisica che psichica, una qualche lesione di tipo organico, ma piuttosto era fondamentale e motivata la preoccupazione che si fosse potuto manifestare in seguito un eventuale effetto dannoso sul feto e sul suo sviluppo psichico ed emozionale, da ricercarsi dopo la nascita e nelle fasi successive dello sviluppo.

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